In armonia con la vita. Di Bert Hellinger

L’inizio

Ogni inizio è facile. In realtà spesso si dice il contrario, risulta difficile solo se guardiamo in avanti, verso ciò che forse viene dopo. Non è quindi l’inizio ad essere difficile, ma l’idea che abbiamo di ciò che seguirà, anche se non possiamo saperlo.

E la fine? La fine completa l’inizio e anch’essa ha un inizio.

[…] Invece di guardare alla fine, guardiamo all’inizio e viviamo da inizio ad inizio, sempre nuovo e sempre facile.

 

Lasciar andare

Nel lasciare andare diventiamo interi e, nell’intimo uniti col tutto.

 

Venirsi incontro

Venirsi incontro è da intendersi letteralmente, come andare incontro ad un altro in modo amichevole. Forse noi siamo in attesa dell’altro e vogliamo essere accanto a lui più velocemente.

Nelle nostre relazioni ci aspettiamo e concediamo soprattutto questo modo di venirci incontro. Si va incontro a un desiderio o a una preghiera dell’altro e questo andare incontro è segno di benvolere, ma, soprattutto, di amore.

Nelle trattative ci si viene incontro a metà strada. In questo caso significa però che ciascuno rinuncia a qualcosa del proprio desiderio e della propria richiesta iniziali, cosicché alla fine entrambi cedono, ma allo stesso tempo raggiungono in parte ciò che volevano inizialmente. Si parla allora di compromesso. Si raggiunge la cosa migliore possibile per entrambe le parti, anche se tramite una rinuncia. Rimangono così tutti allo stesso livello e alla pari. Rimangono con se stessi e anche nella forza.

[…]

Dunque il venirsi incontro richiede rispetto di se stessi, rispetto dell’altro, e rispetto della questione. Nel rispetto reciproco si trova la giusta misura e il giusto limite. Soprattutto lascia entrambi, pur legandoli, liberi da aspettative, da pretese oltre misura.

 

La distanza

Quando prendiamo le distanze, ci ritraiamo da qualcosa che ci sta troppo vicino. Oppure ci tiriamo fuori da qualcosa che ci ha impegnato troppo.

Tenere la distanza esteriormente, in genere, è facile. La distanza la dobbiamo prendere invece da ciò che abbiamo interiorizzato. Non sono tanto situazioni esterne o persone reali a impegnarci, agitarci, preoccuparci, quanto piuttosto quello che delle situazioni reali abbiamo interiorizzato, sono le immagini che noi ci siamo fatti, i ricordi che esse risvegliano. Normalmente si tratta di un conflitto cui eravamo esposti o che ancora abbiamo e che ci tiene avvinti.

 

L’attimo

Ciò che ostacola l’amore è o già passato, o ancora non c’è. Solo nell’attimo l’amore ci rende felici, ricchi, raccolti.

Nell’attimo viviamo la nostra vita al massimo della sua pienezza, se ci perdiamo in esso, soprattutto nell’amore.

 

Il lasciare

Chi lascia qualcosa si ferma, ma, allo stesso tempo, lascia che la cosa segua il suo movimento, il suo corso. La cosa non lo coinvolge più, egli rimane fermo. In quel momento rientra in se stesso, riprende coscienza. Sta solo con se stesso e percepisce la propria forza. Sta dentro di sé, anziché perdersi.

In questo lasciare impariamo l’amore che dà e prende, che cessa di sperare più di quando è stato dato.

Soprattutto lasciamo che il passato abbia la sua fine e lo lasciamo libero.

 

Tutto

Nulla può esistere singolarmente, separato dal tutto. Esiste singolarmente solo in quanto è anche collegato al tutto perché in esso anche tutto il resto esiste. Per cui io sono allo stesso tempo il tutto. Il tutto non può esistere senza di me, come io non posso esistere senza il tutto.

 

La calma

Nella calma manteniamo la visione d’insieme e difficilmente possiamo smarrirci.

Calma significa raccogliersi su ciò che è essenziale.

Gli altri verranno incontro proprio perché noi siamo in armonia, accompagnati e portati da ciò che nel nostro profondo abbiamo conosciuto.

 

La compiutezza

Quando un cerchio si chiude, la sua fine non è uguale al suo inizio. Tra loro sta ciò che ha portato a compimento il movimento circolare: la sua pienezza.

 

Il nuovo

Il nuovo acquista forza, quando pensa al vecchio, per esempio quando pensiamo alle molte persone che, dalla nostra infanzia ad oggi, sono state buone con noi. Pensando a loro quel bene si rinnova dentro di noi e continua ad agire benevolmente in noi. Ci rallegriamo di questo bene che ci accompagna e ci sentiamo amati, anche ora.

 

L’incompiuto

Se sostituiamo l’idea di una perfezione possibile con l’accettazione dell’incompiutezza, come qualcosa che è proprio a tutto il divenire, restiamo sempre rivolti e interiormente aperti verso il nuovo, proprio perché ci sappiamo incompiuti. Perché, solo in quanto incompiuti, restiamo nel movimento e nel flusso.

 

L’addio

Chi andando via si volge a guardare indietro, piuttosto che guardare avanti, resta fermo.

Non può né andare via, né andare verso qualcosa, e perde entrambe le cose: il passato e il nuovo. Questa è la vera, profonda solitudine. Il vecchio resta presente nel nuovo, ma solo se lasciamo che lo sia. Anche il nuovo è presente nel vecchio, ma, se indugiamo nel vecchio, ci sfugge. Allora né il vecchio può essere passato, né il nuovo può venire. Il vecchio attende il nuovo per poter continuare a vivere in esso. Attende l’addio.

 

Interi

Nella relazione che ci rende interi, entriamo nel continuo prendere attraverso il dare, mediante lo scambio. Scambio significa che, dopo aver preso, diamo, e dando a nostra volta riceviamo dagli altri sempre di più. Così nel prendere e nel dare vicendevolmente diventiamo in certo qual modo interi. Quanto più ricco è lo scambio, tanto più diventiamo interi e ci sentiamo interi.

Intero significa allora aperto, aperto a tutto così come è, senza escludere nulla, soprattutto senza escludere nessuno. Interi diventiamo quando amiamo tutti, così come sono, e quando amiamo anche noi stessi così come siamo. Solo questo tipo di amore è completo, soltanto questo.

 

Esserci interamente

Nell’esserci tutto è raccolto e intero. Nondimeno essere veramente significa anche essere in movimento.

L’esistenza non si fa toccare da tutto quello che le si aggiunge e le viene tolto, resta come ultima cosa. In definitiva non le può essere aggiunto o tolto nulla. L’esistenza è il vero essere.

 

Il nome

Il nome divide, si frappone tra me e te, si frappone tra me e Dio.

L’Eterno è senza nome – come il Tutto – perché raccoglie tutto in sé e lo unifica. L’Eterno esiste oltre ogni nome. Forse è perfino oltre l’esistere, puro non, infinitamente oltre tutto il concepibile. L’eterno si sottrae a tutto l’essere , e , in quanto privo di ogni essere, è anche senza nome.

Senza nome, nessuna preoccupazione. Senza nome, nessun dovere. Senza nome, nulla è distinguibile. Senza nome siamo uguali al tutto, siamo uguali nel non esserci, nel non volere o nell’essere attivi. Senza nome non abbiamo confini. Senza nome siamo estranei a tutto l’essere e a tutto il non essere, non abbiamo un riferimento e siamo del tutto puri.

 

Il cuore dell’essenza

Quando ci disancoriamo da tutto ciò che non è essenziale approdiamo al nucleo della nostra essenza. Nel cuore della nostra essenza siamo profondamente raccolti, ci sentiamo a casa. Dentro la nostra essenza siamo veramente presenti, e siamo buoni.

Qualsiasi cosa ci capiti, qualsiasi cosa abbiamo fatto, futile o rilevante, buona o cattiva, il nucleo della nostra essenza rimane inalterato.

Se noi siamo connessi alla nostra essenza, nulla ci può scuotere, né un addio, né una perdita o una colpa, nostra o altrui.

Il nucleo dell’essenza è il punto che ci connette stabilmente con la sorgente dell’essere. Nulla può corromperlo o minacciarlo. Rimane uguale a se stesso, in tutto.

Molte cose sembrano tuttavia allontanarci dalla nostra essenza. Talvolta l’essenziale ci fa paura, allora lo rifuggiamo, rifugiandoci nel non essenziale, oppure ci opponiamo all’essenziale, come se potessimo. Eppure solo apparentemente l’essenziale non è presente nel non essenziale, di fatto ogni movimento contro l’essenziale ci riconduce, infine, ad esso.

Nell’essenza siamo connessi con qualcosa di più grande. Ricordarci del cuore dell’essenza e stare in connessione col nostro centro ci permette di superare i contrasti e ci rende uniti a tutti e al tutto. Nel cuore dell’essenza opera l’amore che resta.

 

La gioia

La gioia profonda comincia dall’armonia. Ci conduce anche all’armonia. Come l’armonia, è senza preoccupazioni, è dedita a tutto, è imperturbabile. È un riflesso dell’amore, vera, sapiente, raccolta, veggente, chiara e pronta.