Per rendere unico ogni momento il passo fondamentale è essere in connessione con se stessi. Cosa significa?

Significa sapersi ascoltare, porgere orecchio alla propria essenza. Cominciamo questo viaggio con la percezione di ciò che avviene fuori di noi e dentro di noi.

Ci sono vari elementi che deviano il nostro ascolto da ciò che viviamo ma quelli che occupano un maggiore spazio sono i pensieri.

I pensieri e le emozioni sono l’arma a doppio taglio. Sono capaci di farci prendere una ottima decisione o il contrario di essa e, soprattutto, di allontanarci dal momento presente. Come non farsi portare via da pensieri ed emozioni e rimanere nel qui ed ora?

C’è un termine che riassume il senso del rendere unico ogni momento: Ichigo Ichie.

Nella cultura Giapponese il termine Ichigo Ichie si traduce con il concetto che “ogni incontro, ogni esperienza che viviamo, è qualcosa di unico che non si ripeterà mai più nello stesso modo”.

 

Se riusciamo a essere completamente presenti riusciremo ad assaporare momenti di beatitudine e felicità che ci potremo portare nel cuore perché saremo riusciti ad entrare in armonia con noi stessi e con l’ambiente nel quale siamo. Anche se ciò accade solo per un attimo, ci ricorderemo per molto tempo della magia provata.

L’espressione Ichigo Ichie si trova in una raccolta di insegnamenti del maestro del tè Yamanoue Soji (1588 circa) che scrive:

“Dovrai trattare il tuo ospite come se l’incontro potesse accadere una sola volta nella vita”

La cerimonia del tè è nata nei monasteri buddisti dove bere questa bevanda aiutava i monaci a mantenersi svegli durante le lunghe ore di meditazione e nella ricerca interiore di sé. Questo rituale è un’arte, intrisa di profonda spiritualità e porta calma e consapevolezza. Così come la meditazione per i monaci buddisti permette loro di vuotare la mente da pensieri e emozioni, regalando benessere al corpo e alla psiche, anche noi possiamo raggiungere uno stato di equilibrio e armonia, nella nostra vita quotidiana, con la lentezza e il focus su ciò stiamo facendo.

Cosa ci impedisce di rendere unico l’adesso?

Sicuramente i pensieri. Ci portano altrove. Portano la nostra mente nel passato, con paragoni, recriminazioni, ricordi oppure nel futuro con progetti, paure, aspettative.

Quando liberiamo la mente da pensieri, parole, immagini che non siano quelle che arrivano agli occhi in quel momento, abbiamo spazio per portare l’attenzione a cosa ci sta accadendo.

Anche le emozioni ci portano lontano dal qui ed ora: la rabbia e la tristezza ci fanno guardare a momenti che non ci sono più, la paura trasporta in un’ipotetico scenario futuro che non vorremmo. La gioia è l’emozione del presente.

Quali sono gli alleati che portano l’attenzione sul presente?

I cinque sensi, aiuto alla connessione con il presente

L’udito permette di metterci in connessione con altre persone. Ascoltando le parole di chi abbiamo di fronte diamo empatia e importanza a chi parla, ottimo punto di partenza per una buona comunicazione. Cercare di comprendere quali bisogni e sentimenti si muovano nel nostro interlocutore, senza giudizi (le parole critiche ci portano fuori dal momento presente), accogliendo il discorso e il tono di chi ci sta raccontando il suo punto di vista sulla vita, creerà un legame più ricco.

Ascoltare i suoni dell’ambiente in cui si è immersi, cercare di riconoscere ogni differente rumore che giunge ai nostri timpani. Non solo l’udito permette di sentire i suoni, anche il tatto entra in gioco, con le vibrazioni. Avete mai fatto caso che un rumore forte lo sentite non solo nelle orecchie ma in tutto il corpo?

Fare caso anche ai più piccoli fruscii, ticchettii, crepitii, mormorii o al suono di un oggetto quando tocca un’altra superficie, con la concentrazione pienamente sull’udito, ci radica nel qui ed ora.

Nella natura questo viene amplificato ancora di più. I suoni della natura ci rasserenano e ci uniscono ad essa. Provate ad andare in mezzo ad un bosco e individuare i diversi rumori (le foglie che si muovono al vento, un corso d’acqua, vari tipi di uccelli).

Anche in città è possibile fare questo gioco di radicamento: prendiamo un momento per noi, sedendoci, e sintonizziamoci semplicemente con i diversi rumori provando a riconoscere cosa arriva alle nostre orecchie e da che quale direzione.

Sintonizzarci con noi stessi in differenti ambienti fa sì che possiamo sperimentare come reagisce il nostro corpo e come ci sentiamo. Notate la differenza tra un luogo in cui ci sia inquinamento acustico e uno silenzioso: come risponde il vostro corpo? È un modo per mettersi in ascolto di ciò che abbiamo dentro, non è udito ma è un ascolto più sottile.

Il tatto è il primo senso che si sviluppa nel feto. Si sviluppa già a 7 settimane e mezzo. La pelle è il nostro più grande organo di senso, come estensione, e di contatto con l’esterno. È fondamentale nel rafforzare i rapporti umani, nel creare connessione.

Come esercitare questo tipo di percezione per rendere unici i momenti che viviamo? Un buon suggerimento è quello, per esempio, di chiudere gli occhi quando prendiamo in mano e tocchiamo qualcosa in modo da concentrarci sul tatto e vedere e sentire con le mani. Provate a prendere un oggetto che usate comunemente ma porgetegli tutta la vostra attenzione e sentite cosa vi comunica con il tatto. Avete mai fatto caso al peso che ha o ormai lo date per scontato? È ruvido o liscio? Che tipo di sensazione vi trasmette?

Non ci sono solo le mani che veicolano informazioni tattili! Quanto spesso camminate a piedi nudi? Avete mai camminato a piedi nudi sull’erba? Esercitarsi a camminare scalzi su superfici prive di pericoli (legno, sabbia, terra, erba, un tappeto) affina la sensibilità delle piante dei piedi.

E il resto del corpo? Che effetto vi fa il sole sulla pelle? Il freddo di una mattina invernale sul viso, l’aria gelida che entra nelle narici quando siete in mezzo alla neve…

Il gusto. Avete mai mangiato ad occhi chiusi? Mio padre mi ha sempre detto “non si mangia con gli occhi!”. La vista, sebbene sia fondamentale per capire se ciò che stiamo per mangiare è commestibile o meno (prima ancora che intervenga il test dell’olfatto) può influenzare il senso del gusto. Provate ad indovinare, con l’aiuto di qualcuno che vi aiuti senza che voi possiate guardare, se un vino è rosso, bianco o rosé. Riuscite a farvi guidare dal gusto per trovare la risposta?

Spesso consumiamo pasti di corsa, senza assaporare con la dovuta calma cosa stiamo mangiando. Come è prendersi tutto il tempo necessario per stare con il sapore di ciò che abbiamo portato alla bocca? Avete mai mangiato un cioccolatino al rallentatore? O qualsiasi altra cosa vi piaccia…

L’olfatto è forse l’unico dei 5 sensi capace di catapultarci, istantaneamente, in momenti passati che pensavamo sepolti. È il senso dell’invisibile. Ci può trasmettere, prima ancora che gli impulsi nervosi dagli altri sensi vengano decodificati per darci una idea precisa di cosa stiamo percependo, se una situazione è pericolosa o meno, se siamo arrivati in un luogo conosciuto, se qualcosa nell’ambiente sta cambiando.

Quali sono i profumi che vi rendono di buon umore e quelli da cui fuggite o che vi provocano fastidio, disagio? Cosa fanno muovere dentro di voi?

E infine, il senso più sviluppato: la vista. Quanti momenti unici abbiamo perso perché intenti a guardare uno schermo o a fermare un istante con la macchina fotografica? Ciò che ci appare sullo schermo dello smartphone tra 24 ore al massimo sarà già caduto nel dimenticatoio. Ci ha attivato in quel momento ma magari non ci ha lasciato nulla di profondo.

Quali sono i paesaggi che ci danno pace a guardarli?

Nelle città ci sono un’infinità di stimoli visivi: colori, scritte, mezzi di trasporto che sfrecciano veloci, luci diverse, schermi con pubblicità statiche e in movimento. La nostra attenzione è tenuta attiva e frammentata. Ne usciamo più rilassati o più agitati? Questa frenesia e sovrabbondanza di informazioni visive ci permettono di entrare in connessione con noi stessi?

Camminando per la città, regalatevi un momento tutto per voi, prestando attenzione a ciò che vi circonda: oggetti persi sul marciapiede, scritte sui muri che vi colpiscono, edifici che vi colpiscono, conformazione urbana che non avevate notato prima, riflessi ipnotici per la loro particolarità sui vetri delle finestre.

I boschi o la campagna ci offrono esperienze visive incantevoli: i colori che cambiano con le stagioni, il movimento ondeggiante delle piante fatte dondolare dal vento, la luce del sole che filtra tra i rami o che viene riflessa da uno specchio d’acqua, i colori del cielo in una pozzanghera, lo scoprire un animaletto mimetizzato nel sottobosco. Aguzzare la vista. Riconoscere sfumature differenti. Notare impercettibili movimenti.

Come poter vivere quindi momenti unici? Dedicando la nostra attenzione a ciò che i nostri sensi ci stanno trasmettendo! I sensi, come un’orchestra, ci avvolgono nella loro sinfonia. Il focus su ciò che stiamo vivendo, senza pensieri che ci portino via in altri tempi e altri luoghi, aiuta a creare un ricordo vivido da serbare nel cuore e a scoprire cosa ci piace e ci fa stare bene. Per poterlo cercare e trovare nuovamente!