Questa è la prima di una piccola, per ora, serie di fiabe lette ad alta voce, illustrate da una mia cara amica e accompagnate  dalla musica di suo marito.

Leggo ad alta voce a mio figlio da quando lui era piccolissimo. Abbiamo letto insieme anche tomi impegnativi come tutti i racconti Sherlock Holmes. Io leggo e lui fa l’ascoltatore. Dice che è diverso sentirsi raccontare una storia, anche perché abbiamo sempre modo di agganciarci ad altre letture, altre esperienze fatte insieme che hanno attinenza con ciò che leggo, e ridiamo e ci divertiamo! È un’attività che ci continua a piacere anche se lui ormai ha imparato da parecchio tempo a leggere e legge per conto suo, appena può.

Indecisa se mettere questa pagina sotto la categoria Connessioni o Avi, propendo per la prima perché leggere insieme connette.

Un tempo, quando buona parte della popolazione non sapeva leggere, i racconti, le storie di famiglia, le nozioni venivano tramandati a voce. Era un modo di ritrovarsi e stare insieme e condividere le conoscenze. I saggi, gli anziani, o chi aveva qualcosa da insegnare lo passava a voce a chi ancora non sapeva. Ci si guardava negli occhi, si sentiva la presenza delle altre persone attorno, si parlava, si imparava. Quando poi in tutte le famiglie arrivarono i libri, portati da chi aveva imparato a leggere, nacque una possibilità in più di apprendere grazie a chi sapeva trasformare in suono i segni scritti. Ritmi lenti, toni tranquilli, magari a lume di candela. Si coltivavano le relazioni, si rendeva significativo il momento trascorso insieme alla fine della giornata. E i piccoli erano quelli che rimanevano maggiormente incantati a vedere come nascesse la magia di decifrare e far vivere quei “ghirigori” stampati sui libri fino a creare una storia fatta di immagini, suoni, azioni.

In queste fiabe sonore, volevamo ricostruire questa atmosfera per i bambini. Paolo ha composto e suonato la melodia con i suoi strumenti, essendo lui compositore e insegnante di musica. Sara, sua moglie, ha fatto sì che le immagini ad acquarello dessero vita e portassero meraviglia alle parole della fiaba del fratelli Grimm: La chiave d’oro

Una volta, d’inverno, che c’era la neve alta, un povero ragazzo dovette uscire e andar a prendere la legna con una slitta. Quando l’ebbe raccolta e caricata, era così gelato che pensò di non tornar subito a casa, ma di accendere un fuoco e di scaldarsi un po’. Spalò la neve, e, mentre sgombrava il terreno, trovò una piccola chiave d’oro. Pensò che dove c’era la chiave doveva esserci anche la serratura. Scavò in terra e trovò una cassettina di ferro. “Purché la chiave vada bene” – pensò- “nella cassetta ci son certo cose preziose”. Cercò, ma non c’era nessun foro; alla fine ne scoprì uno, ma così piccolo che lo vedeva appena. Provò: la chiave andava benissimo. 

La girò; e adesso dobbiamo aspettare che abbia aperto del tutto e sollevato il coperchio: allora sapremo che meraviglie c’erano nella cassetta.